università della svizzera italiana accademia di architettura





Le montagne negoziate. Turismo e regolamentazione territoriale nelle Alpi 1870 – 1970

Progetto di ricerca finanziato dal FNS.
Inizio e durata: autunno 2012, 36 mesi
Facoltà coinvolte: Accademia di Architettura di Mendrisio

Responsabile: Luigi Lorenzetti
Collaboratore: NN

Le ricerche storiche hanno indagato diffusamente le origini, le caratteristiche e i percorsi dell’industria turistica alpina strutturando le analisti attorno alla doppia prospettiva della domanda e dell’offerta. Numerose problematiche riguardanti le molteplici conseguenze che l’industria turistica ha sul mondo alpino, specialmente nell’ambito territoriale, risultano tuttavia ancora aperte. Il progetto di ricerca “Le montagne negoziate” analizza i modi di interazione delle collettività locali coinvolte nell’attività turistica con il territorio alpino tra il 1870 e il 1970. Nel corso di questo secolo la pratica turistica si diffonde come fenomeno di massa, modificando i metodi di fruizione della montagna, ampliando la sua frequentazione e incrementando la domanda di spazio destinato al soggiorno dei villeggianti ( residenze secondarie e appartamenti di vacanza).

Attraverso un percorso comparativo riguardante due regioni alpine (il Vallese e la provincia di Sondrio) e due località (Morgines-Champéry e Madesimo) e combinando diversi approcci (tra cui l’analisi cartografica e l’inchiesta orale), il progetto mira a ricostruire e ad esaminare le interazioni (e le loro trasformazioni) tra l’attività turistica e le misure di regolamentazione territoriale che la indirizzano. In tale prospettiva, sono prese in considerazione le azioni e le misure che tendono ad assicurare l’equilibrio territoriale o a ristabilirlo nel caso in cui esso viene a mancare. La regolamentazione territoriale comprende l’insieme delle azioni e delle misure provenienti dall’azione politica dei poteri pubblici (per esempio sottoforma di pianificazione territoriale), come pure le iniziative (private o pubbliche) di natura gestionale e amministrativa attivate sul piano locale o regionale in un ambito più o meno formalizzato e con lo scopo di favorire l’uso e la “governance” delle risorse territoriali in una prospettiva consensuale sul piano sociale.

Ispirandosi a un approccio di tipo neo-istituzionalista, la regolamentazione territoriale è vista come il risultato dell’interazione tra le rappresentazioni (riguardanti l’ambiente e il territorio) le istituzioni e le organizzazioni all’interno di un sistema territoriale definito e costruito dall’attività turistica, dal regime di proprietà (fondiaria e immobiliare) e dal contesto ambientale. Sulla base di questo quadro teorico, il progetto intende verificare in quale misura l’efficienza della regolazione territoriale sia legata alla capacità delle istituzioni e delle organizzazioni di gestire la contraddizione intrinseca derivante dalla specializzazione dell’uso turistico del suolo e dall’aumento dell’incertezza delle transazioni.




Sicurezza e gestione del rischio lungo le vie del San Gottardo: memoria, tecnologia, rappresentazioni
La ricerca fa parte del progetto Myths, landscapes and technology promosso dall’Accademia di architettura di Mendrisio (Christian Sumi) e finanziato dalla CUS.
Inizio e durata: primavera 2011, 9 mesi.

Responsabile: Luigi Lorenzetti
Collaboratore: Andrea Porrini


L’ambiente alpino ha sempre rappresentato per l’uomo una sfida affrontata con vari strumenti e soluzioni: attraverso la tecnologia, ma anche attraverso gli strumenti della memoria collettiva e della prevenzione. La regione del San Gottardo, ne e un esempio emblematico: spazio montuoso esposto ai pericoli naturali di una natura ostile, essa e anche uno spazio di passaggio la cui importanza ha stimolato, fin dall’apertura del primo sentiero attraverso le gole della Schollenen nel XIII secolo, la messa in opera di soluzioni volte a facilitare a ridurre i disagi e i pericoli che esso comportava.
Il popolamento e l’antropizzazione della regione del San Gottardo sono in buona parte connessi con l’apertura del valico che collega la Leventina con la valle della Reuss e all’avvio dell’economia . Essi hanno posto le popolazioni locali di fronte alla necessita di gestire un territorio
La storia del San Gottardo e segnata dal progressivo abbassamento della quota del suo attraversamento. Dalla mulattiera e dalla carrozzabile che si inerpicavano fino al passo, alla ferrovia e all’autostrada che congiungono i due versanti del massiccio attraverso gli imbocchi delle rispettive gallerie (Airolo e Goschenen), fino ad Alptransit i cui vertici di attraversamento sono ormai posti sul fondo delle vallate del Ticino e della Reuss, questo abbassamento oltre a ridurre i tempi di percorrenza e pensato per contenere i rischi naturali della montagna. Esso non sopprime tuttavia i rischi propri al transito e, nel caso specifico, all’attraversamento delle Alpi.
Il progetto si inserisce in un ampio filone di studi dedicati alle catastrofi naturali e alle loro rappresentazioni (Quenet, 2000; Pfister, 2002; Walter, 2006; Walter, 2008; Zwierlei, Graf, 2010), come pure alla gestione dei rischi da parte delle societa di montagna (Granet-Abisset, 2000; Bugnot, Granet-Abisset, 2002; Barrue, 2005; Favier, 2005; Bonardi, 2005; Granet-Abisset, 2006; Favier/Remacle, 2007; Granet-Abisset, 2008). Esso mira a ricostruire le strategie di prevenzione delle catastrofi e di governo dei rischi connessi all’attraversamento del San Gottardo dall’epoca medievale ai giorni nostri.

Il progetto si articola attorno a una doppia prospettiva:

In un primo momento si intendono analizzare le forme di gestione dei rischi naturali connessi all’ambiente alpino e al suo attraversamento. In particolare, verranno messe a fuoco le strategie di prevenzione degli incidenti e delle catastrofi e la loro evoluzione nel corso del tempo analizzando la dialettica tra memoria e innovazione tecnologica come pure i rapporti tra regolazione territoriale e governo dei rischi naturali. In questa prospettiva, un’attenzione particolare verra data al ruolo del bosco quale elemento di protezione e alle interazioni che sono venute a crearsi tra le societa locali e gli enti a cui e demandata l’organizzazione del transito attraverso o al di sotto del San Gottardo. Attraverso queste ultime sara inoltre possibile delineare i contenuti della cultura del rischio della societa alpina in cui esperienza, memoria ne sono le componenti principali. D’altra parte, l’analisi intende verificare in quale misura la progettazione ingegneristica dei sistemi viari contemporanei (ferrovia, autostrada) ha fatto capo e integrato la memoria del rischio presente tra le popolazioni locali

In un secondo momento saranno oggetto di analisi i rischi prodotti dall’attraversamento delle Alpi – nella fattispecie il San Gottardo –, in particolare dai mezzi e dalle strutture che lo supportano. Il tema acquisisce una particolare valenza a partire dall’epoca della meccanizzazione, quando la ferrovia penetra nel territorio alpino. Se agli albori dell’epoca ferroviaria, i rischi connessi all’attraversamento delle Alpi sono insiti al sistema tecnico (Caron, 2010), piu tardi, soprattutto dopo l’apertura del tracciato e della galleria autostradale e in concomitanza con l’avvento delle sensibilita ecologiche, sono i rischi ambientali che appaiono come prevalenti: il trasporto di sostanze pericolose e il crescente volume del traffico motorizzato diventano le principali fonti di rischio per l’ambiente naturale e per la sicurezza della popolazione locale.

Oltre che sulle fonti relative ai diari di viaggio e alle descrizioni dei viaggiatori e dei turisti che in epoca moderna percorrono il passo del San Gottardo, lo studio fa capo alla documentazione archivistica patriziale, comunale e cantonale (Ticino e Uri) relativa alla gestione dei beni forestali e alle opere di arginatura e di protezione delle vie di transito. Approfonditi spogli saranno inoltre effettuati presso l’archivio delle FFS e l’Ufficio federale delle strade.



Il paesaggio reinventato: espropri e pratiche territoriali lungo gli assi viari del S. Gottardo, 1860/1920 – 1960/1980
La ricerca fa parte del progetto Myths, landscapes and technology promosso dall’Accademia di architettura di Mendrisio (Christian Sumi) e finanziato dalla CUS.
Inizio e durata: autunno 2010, 24 mesi.

Responsabile: Luigi Lorenzetti
Collaboratrice: Raffaella Carobbio


Gli studi storico-geografici hanno a piu riprese sottolineato il ruolo delle vie di comunicazione quali elementi di strutturazione del territorio. L’ambito alpino, in particolare, si e rivelato un importante terreno di studio della loro interrelazione con le dinamiche dello sviluppo economico regionale e della definizione della territorialita ovvero del sistema di relazioni che lega la societa locale e l’individuo al suo spazio di vita. La realizzazione delle vie di comunicazione comporta pero anche delle rotture all’interno della trama paesaggistica e una serie di ripercussioni che toccano i rapporti individuali con la proprieta, le pratiche micro-territoriali e le percezioni del paesaggio nelle sue varie scale.

Gli obiettivi del progetto in sintesi:

  1. Analizzare le forme di gestione (amministrativa e finanziaria) delle procedure di esproprio delle superfici destinate ad essere occupate dalle strutture viarie. In altre parole si tratta di ricostruire le modalita dell’interazione tra i poteri pubblici e i suoi interessi e gli interessi individuali.
  2. Ricostruire la dialettica tra le necessita (geografiche e territoriali) dei tracciati viari e i vincoli posti dalla struttura insediativa e proprietaria locale. Piu in particolare si tratta di ricostruire le logiche e le interazioni tra gli obiettivi della viabilita e le difficolta date dalla realta territoriale (struttura morfologica e proprietaria, …)
  3. Valutare gli impatti differenziali della linea ferroviaria e dell’autostrada sul piano territoriale e paesaggistico. In questo caso, si tratterebbe di analizzare quali effetti hanno implicato i tracciati viari e gli espropri che ne sono scaturiti sul piano della struttura della proprieta, sulle dinamiche del mercato immobiliare locale e, infine, sul piano paesaggistico. In particolare, nel caso dell’autostrada si vorrebbe cercare di stimare l’impatto delle strutture viarie sul piano aerale (quante superfici sono “costate”, quale tipo, …) e ricostruire l’impatto paesaggistico attraverso la documentazione fotografica e eventualmente facendo capo ai metodi della storia orale, attraverso delle interviste a persone coinvolte nelle operazioni di esproprio.