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Piazza
del Ponte 3 6850 Mendrisio, Svizzera
(TI) Tel.(provv.):
0041/91/972.86.25
La Fondazione ha per scopo la creazione e la gestione
di un museo dell’architettura nella zona Mendrisio, in relazione con l’Accademia di Architettura e l’Archivio
del Moderno, quale centro culturale per l’organizzazione di eventi a forte richiamo di pubblico (internazionale,
nazionale, locale) e per la ricerca specialistica e lo studio avanzato nella progettazione architettonica
e nelle discipline ad essa connesse.
Esposizioni
Video, films, fotografia Grafica
Design Modelli e rappresentazioni
Ricerca storica e contemporanea Maestranze ed emigrazione
Gli artisti di Panza di Biumo Incontri e convegni
Book shop Pubblicazioni Itinerari
e visite Osservatorio dell’area metropolitana milanese
Consiglio
di Fondazione Mario Botta, Marina Masoni, Josep Acebillo,Carlo Croci,
Mauro Martinoni, Giuseppe Panza di Biumo
La
costruzione di un museo dell’architettura (un osservatorio delle trasformazioni in atto), nella Svizzera
Italiana è una occasione per dare visibilità a una storia che, nei secoli, ha scritto alcuni importanti
capitoli rispetto all’identità di questo Paese. Le maestranze partite da queste terre, capi-mastri,
architetti, scalpellini, decoratori e artigiani del settore, hanno operato in molte parti del mondo
lasciando testimonianze che caratterizzano numerose città. Attorno a questa eredità sono
maturate successivamente alcune condizioni economico-culturali che hanno connotato le terre del Ticino
come territorio ponte fra culture e realtà distinte. Il Canton Ticino ha sempre saputo dare spazio a
questa sua particolare condizione strategica. Ora il Paese deve confrontarsi con trasformazioni
e nuovi equilibri politico-culturali; ma le trasformazioni in atto non riguardano unicamente le forme
politico-istituzionali. Come tutti gli altri paesi del mondo occidentale, il Paese vive le accelerazioni
imposte dalla cultura post-terziaria. Il processo di globalizzazione che ne deriva ha stravolto i secolari
equilibri e ha imposto inedite sinergie, finendo con il condizionare la stessa fisionomia dei modelli
di vita. In questo contesto le terre del Ticino godono il privilegio di trovarsi in una condizione di
frontiera che permette, da un lato, una valutazione forse più disincantata rispetto a quanto sta avvenendo
tutto attorno, dall’altro lato l’opportunità di animare un fecondo confronto dialettico tra differenti
modelli culturali, economici, sociali e territoriali dell’intorno, un ponte tra entroterra e area mediterranea
capace di far nascere nuovi possibili scenari che fanno del Ticino un interlocutore interessante e propositivo. A
stretto contatto con la realtà costituita dal principale e più denso nodo metropolitano dell’intero
quadrante alpino, l’area metropolitana milanese, il territorio vive i rapidi cambiamenti che stanno
trasformando le città dell’hinterland milanese in agglomerazioni continue. Pur rimanendo ai margini
geografici e politici dei territori dove sono in atto queste trasformazioni,pur vivendo ogni giorno,
attraverso le relazioni umane, nel lavoro, nei trasporti, nelle comunicazioni e nella vita culturale
le conseguenze di questi continui assestamenti, il Ticino può permettersi un’osservazione esterna, tanto
ravvicinata quanto critica del fenomeno. L’area metropolitana milanese e la sua trasformazione
futura, è del resto una realtà alla quale il Ticino non può sfuggire. Le spinte economiche, le condizioni
dettate da una produzione sempre più decentrata, il sistema delle comunicazioni e dei trasporti hanno
creato una complessa rete di relazioni nella quale, ogni giorno, il territorio è diretto protagonista.
Inoltre l’area di influenza mediterranea ci appartiene prima ancora che per le relazioni legate alla
vita, per i valori di storia e di cultura di cui siamo eredi.
In
questo ultimo decennio il progetto dell’Accademia di architettura e dell’Archivio del Moderno a Mendrisio
hanno preso forma e si sono consolidati nell’ambito dell’Università della Svizzera italiana, con la
prospettiva annunciata di affrontare i problemi dell’architettura e del territorio attraverso una nuova
dimensione più attenta alle discipline umanistiche, nell’intento di riportare l’uomo al centro delle
trasformazioni. Il Museo dell’architettura che si progetta si colloca nella stessa prospettiva
e con le stesse finalità. Un aspetto importante da considerare nella realizzazione di questa iniziativa
è il “turismo d’arte” capace di arricchire l’offerta di un Paese. Sempre più numerosi sono infatti i
visitatori, anche stranieri, attirati da mostre, eventi, monumenti o realizzazioni architettoniche particolari.
L’attrattività turistica di una nuova istituzione espositiva è oggi conosciuta come “effetto Bilbao
da quando il nuovo museo basco ha generato effetti collaterali capaci di trasformare profondamente la
vita della città. Un museo è inevitabilmente anche un centro studi che, pertanto, si
rivelerà sempre più come un possibile osservatorio rispetto alle trasformazioni in atto e un laboratorio
ideale in cui tali mutamenti vengono testati, studiati, confrontati con altri possibili soggetti, animando
un dibattito articolato e con esso un interesse crescente per l’intero scenario implicato, per le risorse
umane che lo fecondano, saldandosi alle esigenze e alle sollecitazioni più attuali. È
dunque un progetto che viene a consolidare, in questa nuova condizione post-terziaria, una vocazione
propria della Svizzera Italiana. Accanto all’area metropolitana milanese, dove gravitano
sette milioni di abitanti che ovviamente rappresentano uno straordinario bacino di utenza, il “museo
dell’architettura” sarà un’ulteriore istituzione sulla quale il Paese può tornare a scommettere come
antidoto al livellamento imposto dalla globalizzazione. Gli effetti che si potranno produrre nell’economia,
nella cultura, nel turismo e in generale nell’immagine del Paese, saranno proporzionali alla qualità
dell’offerta che si riuscirà a promuovere. Un museo oggi è soprattutto un luogo dove l’osservatore cerca
le sue stesse ragioni d’essere; un museo di architettura offre una indagine privilegiata rispetto alle
trasformazioni attuate dall’uomo nella consapevolezza che la qualità dello spazio è inevitabilmente
anche specchio della storia.
MB marzo 2005
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