Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

Cattedra Borromini 2018-19

 
Cattedra Borromini - Accademia di architettura - Barry Bergdoll, Meyer Schapiro Professor of Art History, Columbia University, New York

Barry Bergdoll

Professore di Storia dell’arte, 

cattedra Meyer Schapiro,

Columbia University, New York

Dalla metà del Settecento, la fondazione di nuovi musei e gallerie d’arte e l’incremento delle relative attività espositive è stata accompagnata dal lento sviluppo di una cultura delle mostre dedicate all’architettura. L’architettura si era fin dall’inizio distinta dalle altre arti perché per esporla si doveva avere a che fare con la sola raffigurazione di edifici, esistenti o futuri che fossero. Tele e sculture possono essere spostate da un luogo all’altro, e le attività artistiche si sono sviluppate in stretta connessione con l’emergente cultura museale. L’architettura, invece, era ovviamente meno adatta alle nuove istituzioni e alle loro pratiche. Eppure, paradossalmente, quando gli architetti trovarono il modo di entrare tra le pareti del Salon di Parigi, della Royal Academy di Londra e di altre sedi deputate all’esposizione, alla convivialità e alla critica, iniziò a prendere piede anche in ambito architettonico una cultura espositiva.

Una serie di quattro conferenze prenderà in esame gli aspetti-chiave di questa nuova pratica, colti in quattro momenti fondativi e in quattro contesti diversi, che hanno dato all’architettura nuove potenzialità. Comune a tutte le attività espositive è l’idea di mostrare architetture lontano dal loro luogo di costruzione, in un nuovo contesto che dà nuovi significati, stimoli e opportunità all’architettura stessa.

Paradossi immobili:

l’architettura in mostra dal 1750

La prima conferenza avrà per tema il ricorso all’esposizione come mezzo per stimolare o indirizzare l’opinione pubblica su questioni che riguardano il gusto, le forme urbane e le politiche pubbliche, a partire da alcune delle primissime mostre di progetti presentati a concorsi di architettura – in particolare per il nuovo Municipio di Dublino, negli anni Sessanta del Settecento ­–, passando poi al rapporto tra le esposizioni e la rivoluzione degli anni Novanta dello stesso secolo, per toccare quindi l’Unione Sovietica del decennio successivo al 1917 e approdare infine agli usi recenti, soprattutto dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a New York.

1. Architettura e dibattito pubblico

La seconda conferenza illustrerà i modi di esportare l’architettura attraverso le Esposizioni universali dell’Ottocento, con l’edificazione di padiglioni nazionali che riflettevano la competizione tra le nazioni sul piano economico e culturale, e insieme la loro aspirazione a creare un’unità culturale interna in un’epoca segnata da mutamenti radicali sul piano economico, tecnologico e territoriale. Queste Esposizioni erano anche occasioni di dibattito sui modi più appropriati di esprimere l’identità nazionale, non soltanto nelle architetture temporanee esposte all’estero ma anche nella movimentata scena urbana in patria. Scena urbana che offriva a sua volta l’occasione per nuove discussioni sul rapporto con l’architettura vernacolare. Le Esposizioni universali e i dibattiti sul vernacolare costituiranno due delle spinte che porteranno all’ideazione dei musei all’aperto: una soluzione nuova al problema del “mettere in mostra” l’architettura, tra i cui esiti più recenti (e più vicini a Mendrisio!) annoveriamo la Swissminiatur.

2. Lo stile sulla scena mondiale

La condizione stessa di un’avanguardia in architettura risiede nella possibilità di creare al di fuori dei vincoli normativi delle reti finanziarie e legislative, e addirittura della statica dettata da materiali e strutture. Il ruolo svolto dalle gallerie d’arte nei proclami delle avanguardie, nella definizione di un intento comune – come nel caso, forse tra i più noti, dei futuristi italiani – è solo l’inizio di questa tendenza. Gli spazi espositivi diverranno ben presto luoghi in cui elaborare concezioni architettoniche che sfidino ogni convenzione e suggeriscano la possibilità di creare esperienze espositive mai finora osate nell’architettura costruita. Qui il contrasto tra critica ed evasione andrà affrontato attentamente.

3. Avanguardia architettonica e tecniche espositive

La conferenza finale offrirà una panoramica sul ruolo che le esposizioni d’architettura svolgono nell’odierna “economia delle esperienze”, in particolare verrà presa in esame la nascita della cultura delle Biennali, con le potenzialità e i limiti che questa presenta oggi nel rapporto tra architettura e sfide ambientali, a livello urbano e rurale, locale e mondiale.

4. Le mostre di architettura negli anni 2000: tra spettacolo e attivismo