Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

Mostre 2009-10

 

L’Accademia di architettura propone ogni anno un ricco programma di esposizioni. Inaugurata nell’anno accademico 2005-2006, la Galleria ospita mostre di architettura e urbanistica, arte e fotografia: proposte di tipo monografico, dedicate a professionisti e artisti di fama internazionale, città in vertiginosa crescita, edifici dalla singolare vicenda progettuale. Ma lo spazio si apre anche a illustrare i risultati didattici e le ricerche avviate dall’Accademia in collaborazione con Fondazioni e Istituti.

  • Direttore
    • Valentin Bearth
  • Responsabile
    • Stefania Murer
  • Logistica
    • Pasquale Carminati
    • Marco Corti
    • Francesco Talaia

Esito di un concorso pubblico bandito nell’estate del 1967, il Bagno di Bellinzona offre la prima manifestazione concreta di quella “architettura territoriale” che ha caratterizzato, dalla fine degli anni Sessanta sino agli sviluppi più recenti, l’architettura ticinese. Muovendo dai materiali in larga parte inediti conservati all’Archivio del Moderno di Mendrisio, nel Fondo Aurelio Galfetti, integrati da disegni, fotografie e documenti provenienti dagli archivi privati di Flora Ruchat-Roncati e di Ivo Trümpy, nonché da altre fonti pubbliche e private, la mostra ha proposto una lettura critica dell’opera, ripercorrendone la genesi e rilevandone i caratteri di esemplarità. Il volume che accompagnava la mostra è pubblicato da Mendrisio Academy Press.

Il Bagno di Bellinzona

di Aurelio Galfetti,

Flora Ruchat-Roncati, Ivo Trümpy
18 settembre – 2 novembre 2009
promossa da

Accademia di architettura

e Archivio del Moderno, Mendrisio

Michele Arnaboldi, architetto e urbanista, dopo essersi diplomato al Politecnico di Zurigo apre un proprio studio a Locarno e, parallelamente, si dedica all’insegnamento. Le sue architetture nascono come “luoghi dell’abitare”, pensati e costruiti in stretto rapporto con il paesaggio, capaci di reinterpretare la topografia e la morfologia del sito. Nelle abitazioni realizzate emerge la dimensione domestica: grandi aperture che illuminano e connettono l’interno coll’esterno, colori caldi capaci di dare benessere psicofisico, uso di pochi materiali che facilitano la lettura dello spazio.

Michele Arnaboldi, architetture
27 novembre – 24 gennaio 2010
promossa da

Accademia di architettura

e Michele Arnaboldi architetti

Jean Prouvé (1901-1984) è stato uno dei maggiori designer e architetti del XX secolo. Con successo ha unito senso dell’imprenditorialità ed etica del lavoro. La sua passione per l’artigianato, coniugata con le esigenze della produzione industriale e della prefabbricazione, gli ha permesso di spaziare tra diverse esperienze: fabbricante e costruttore di mobili, architetto, docente del Conservatoire National des Arts et Métiers di Parigi. Prouvé lavora inizialmente come apprendista fabbro ferraio, manifestando subito un’attrazione per il ferro e una predilezione per la lamiera sottile. Mettendo a frutto le sue conoscenze nel campo della tecnica, sviluppa costruzioni leggere, sistemi di facciate multifunzionali e mobili estremamente solidi e regolabili.

Jean Prouvé.
La poetica dell’oggetto tecnico
19 febbraio – 16 aprile 2010
prodotta da

Vitra Design Museum, Weil am Rhein (Germania)

in collaborazione con

Design Museum Akihabara, Tokyo

e Deutsches Architektur Museum, Francoforte

L’esposizione è una prima occasione per stilare il bilancio di una delle esperienze cruciali delle neo-avanguardie degli anni Sessanta e Settanta, quella del gruppo degli Archizoom, che ha prodotto una ricca serie di progetti di design e architettura, e visioni urbane a scala territoriale, fonte d’ispirazione per le generazioni a venire. Punto di arrivo delle ricerche del gruppo è la No-Stop City (1970-1971), una delle visioni più enigmatiche, radicali e anticonformiste della città del futuro.

Archizoom Associati 1966-1974.
Dall’onda pop alla superficie neutra
7 maggio – 6 giugno 2010
promossa da

Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne

in collaborazione con

Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC), Università degli Studi di Parma