Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

Citizen Kane_ Proiezione pubblica

19.02.2014

 

Stili e Tecniche del Cinema

 

Proiezione pubblica introdotta e commentata dal prof. Marco Müller

 

Citizen Kane

Quarto Potere

di Orson Welles, USA 1941

 

versione originale inglese con sottotitoli in inglese

durata 119'


sceneggiatura: Orson Welles, Herman J. Mankiewicz
fotografia: Gregg Toland
scene: Van Nest Polglase, Perry Ferguson
costumi: Edward Stevenson
montaggio: Robert Wise
interpreti: Orson Welles, Joseph Cotten, Dorothy Comingore, Everett Sloane.

Unanimemente riconosciuto come uno dei capolavori della storia cinema, pietra angolare dell'idea stessa di film d'autore, Citizen Kane (Quarto potere) ricostruisce post mortem vita e morte di Charles Kane, magnate dell'industria della comunicazione (il Quarto potere, appunto). È una ricostruzione per flashback, un "labirinto senza centro" (Borges), racconto destrutturato per sfasamenti temporali (le persone che più furono vicine a Kane narrano ciascuna la sua verità al giovane giornalista Thompson).
Al suo esordio nel lungometraggio, il ventiseienne Orson Welles procede con sicurezza verso scelte stilistiche e tecniche sorprendenti, ma che sono sempre in linea con la caratterizzazione del personaggio. Opera per molti versi smisurata e mostruosa quanto Xanadu, l'immensa dimora che Kane aveva fatto costruire, Citizen Kane è una grande esperienza visiva, capace, come poche altre prima e dopo, di dare nuove coordinate al rapporto fra soggetto e spazio. Welles non vuole caratterizzare il film grazie a un solo preciso concetto di spazio cinematografico, ma opta per la "molteplicità spaziale": combina in diversi modi l'estetica, la composizione (la coreografia) e lo stile di ripresa così da creare percezioni spaziali differenti (controllo e equilibrio si oppongono a frammentazione e disgiunzione, una sequenza fluida e mobile segue una statica e ordinata). Il regista e il suo direttore della fotografia Gregg Toland scelgono di mantenere a fuoco tutti gli elementi presenti nell'inquadratura, obbligando lo spettatore a un lavoro di lettura senza precedenti. Nelle scene di interni, inoltre, Welles e Toland scelgono spesso di inquadrare dal basso verso l'alto, così che le scenografie devono essere costruite in modo ancor più verosimile (si deve poter mostrare il soffitto).
Traboccante di citazioni artistiche e architettoniche, di inquadrature innovative e straordinarie, la vera cifra del film resta nella capacità di mostrare la potenzialità della costruzione cinematografica nel tracciare le differenze tra spazio fisico e spazio cinematografico, fotografando e, allo stesso tempo, stravolgendo la realtà materiale che riprende.

 

mercoledì 19 febbraio ore  20.30

Aula magna

Palazzo Canavée

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