Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

ISA Lecture_Antonio Prete

29.03.2019

 

Antoni Tàpies, La escritura en la pared, 1971



Il nome, lo spazio, le forme


ISA Lecture di Antonio Prete


Venerdì 29 marzo 2019, ore 19.00
Auditorio, Teatro dell'architettura 


Il commento a un passo di Agostino (Confessioni) sulla visività della memoria e a una Degnità di Vico sul rapporto tra memoria ed evidenza introdurrà l’analisi di alcuni luoghi classici nei quali rappresentare vuol dire dare presenza visiva: brevi passaggi testuali in Dante, Leopardi, Manzoni, Baudelaire, Mallarmé. Questo movimento del dare presenza, del configurare visivo, lo si seguirà in particolare per quanto attiene alla definizione di forme spaziali. All’interno di questa rimodulazione dell’antico poiein, si seguirà il definirsi del rapporto tra il nome e la rappresentazione dello spazio, tra la lettera e le forme visuali della “descrizione”. Anche questo movimento sarà seguito appoggiandosi a esperienze poetiche e narrative.


Antonio Prete ha insegnato Letterature Comparate nell’Università di Siena e alla Scuola Superiore Galileiana di Padova, è stato visiting professor in molte Università di diversi Paesi e professeur invité al Collège de France. Saggista, poeta, narratore, traduttore di poesia (in particolare I fiori del male di Baudelaire). Tra i suoi saggi degli ultimi anni: Trattato della lontananza (2008), All’ombra dell’altra lingua (2011), Compassione (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità (2016), Quaderno delle stagioni (2017), Nostalgia (ed. allargata, 2018), La poesia del vivente. Su Leopardi (prossima uscita). Tra i libri di narrativa: L’ordine animale delle cose (2008), Torre saracena. Viaggio sentimentale nel Salento (2018). Nel campo della poesia: Se la pietra fiorisce (2012); prossimamente, nella collana bianca Einaudi: Tutto è sempre ora. Un quaderno di traduzioni poetiche è stato riedito in edizione allargata nel 2014 (L’ospitalità della lingua). I suoi libri sono tradotti in diverse lingue. Ha ricevuto per la sua opera numerosi Premi letterari (gli ultimi: Mondello nel 2017, Castelfiorentino e Anghiari nel 2018).

 

 

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