Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

Benvenuto

 
Riccardo Blumer, photo Alberto Canepa

Fin dalla sua nascita in seno all’Università della Svizzera italiana, l’Accademia di architettura persegue e promuove, con forza e con continuità, la cultura del progetto, ovvero la padronanza di quel processo che attraverso la conoscenza, la prassi e la tecnica necessarie genera l’atto creativo: dall’intuizione alla realizzazione. Su questo cardine, e con l’obiettivo di rispondere alle sollecitazioni della cultura contemporanea, si basa la sua attività didattica, che la qualifica e la distingue sul territorio svizzero e in tutta Europa.

Nel suo lavoro quotidiano ‒ nelle aule, negli atelier, negli istituti di ricerca, nelle numerose attività culturali che propone al pubblico ‒ la nostra scuola, a oltre vent’anni dalla sua fondazione, è in grado di sollevare questioni che pur muovendo dalle più strette competenze disciplinari si aprono poi agli scenari sociali, filosofici e politici in cui l’architettura opera. L’apertura mentale che in questo modo intendiamo sviluppare nei nostri allievi, la capacità critica e un approccio creativo mai disgiunto dal pensiero razionale sono la strada giusta, percorsa e confermata nel tempo, per preparare i futuri architetti alla complessità della pratica progettuale. I maestri del Moderno hanno saputo farlo in tempi non meno convulsi dei nostri, rimanendo perciò un modello cui costantemente riferirci e un esempio al quale siamo moralmente vincolati.

 

L’Accademia è nata ed è profondamente radicata in Ticino, Cantone-ponte tra le culture del Nord e del Sud: una condizione geografica, linguistica e culturale straordinariamente favorevole per praticare e produrre qualità nel mondo globalizzato. In questo senso il cosmopolitismo, ulteriore tratto che caratterizza da sempre la nostra scuola, resta per noi un valore imprescindibile, che anno dopo anno ribadiamo nella scelta sempre più variegata del corpo docente come nell’accoglienza che riserviamo agli studenti provenienti da ogni parte del mondo.

 

Quest’anno L’Accademia si appresta a inaugurare un nuovo edificio, una costruzione il cui nome è Teatro dell’architettura. Il progetto, firmato ‒ su precisa richiesta dei professori della scuola ‒ da Mario Botta, che lo ha poi regalato, ricalca la struttura organizzativa dei primi teatri anatomici: uno spazio centrale quadrato a tutta altezza, ricavato in un grande volume circolare di pietra e cemento con una spettacolare copertura a tenda.

Il teatro è luogo di rappresentazione, di decostruzione e riproduzione di un mondo che generalmente appartiene all’esperienza, messo in scena con gli strumenti del racconto, della parola e del movimento, delle musiche e degli spazi scenografici, ovvero con una serie di strumenti progettati appositamente per essere rappresentativi in condizioni diverse dalla realtà. Grazie a questa tecnica la cultura umana si è trasformata in invenzione, forse anche in architettura.

Il progetto di questo spazio è antico (o giovane?) quasi come la nostra Accademia, pensato dai suoi fondatori insieme con la Fondazione destinata a promuoverlo e sostenerlo, e infine adottato e realizzato dall’Università della Svizzera italiana.

Oggi c’è, quasi pronto per essere collaudato. Nel secondo semestre di quest’anno entrerà in piena funzione e ci metterà alla prova per verificare quanto saremo in grado di sfruttarne la potenza, la meraviglia di luogo immaginifico, seducente ma rigoroso. Attraverso mostre, installazioni, conferenze ed eventi, l’attività della scuola verrà scandagliata come attraverso un sonar.

Siamo emozionati e felici di questa nuova architettura, del suo progetto, della sua potenzialità. Architettura per gli architetti del mondo futuro. La scuola, sono sicuro, con questo stimolo irromperà ancora maggiormente nella nostra vita di inquieti progettisti. Tutto il resto sarà provocato automaticamente dall’ampiezza delle onde.

 

È con l’entusiasmo che si accompagna ad ogni nuovo inizio che inauguro la mia Direzione e insieme auguro a tutti voi un anno di esperienze appaganti e di lavoro appassionante improntato alla più proficua e gioiosa collaborazione.