Università
della
Svizzera
italiana
Accademia
di architettura

 
 

Quarantotto pagine

M.A.P.  

«Questa sera, per non annoiarvi troppo con cose risapute, parlerò di Borromini come costruttore di ponti, anche se sul piano fisico non ne ha costruito nessuno. Per capire in che senso va interpretata la parola “ponte” vi riporto la definizione che ne diede un filosofo di cui avrò occasione di riparlare: “Il ponte si slancia ‘leggero e possente’ al di sopra del fiume. Esso non solo collega due rive già esistenti. Il collegamento stabilito dal ponte – anzitutto – fa sì che le due rive appaiano come rive. È il ponte che le oppone propriamente l’una all’altra. L’una riva si distacca e si contrappone all’altra in virtù del ponte. Le rive poi non costeggiano semplicemente il fiume come indifferenziati bordi di terra ferma. Con le due rive il ponte porta di volta in volta l’una e l’altra distesa del paesaggio circostante. Esso porta il fiume, le rive e la terra circostante in una reciproca vicinanza». Le rive che i ponti borrominiani distinguono e congiungono sono molte. Quelle di cui parleremo sono sei: il Nord e il Sud dell’Europa; la decorazione e l’organismo

architettonico; le forme dell’architettura e i loro significati; la composizione e scomposizione come metodo progettuale; virtuale e reale; l’architettura e la vita» (Paolo Portoghesi).

Quarantotto pagine:

Paolo Portoghesi,

I ponti di Borromini

14,5 x 19 cm, 52 pp.

40 ill. col., 15 ill. b/n

brossura

italiano

Silvana Editoriale

ISBN 9788836647989

€ 10 / frs 12.‒

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«Per conferire una base solida all’insegnamento di teoria dell’architettura del paesaggio bisogna iniziare con la creazione di un atlante critico delle opere realizzate durante la breve storia della disciplina. Occorre identificare, analizzare e interpretare queste opere, cioè svolgere un vero e proprio lavoro ermeneutico. Le attività di ricerca nel campo dell’architettura del paesaggio dovrebbero partire proprio da qui, dalla storia non ancora scritta della disciplina. Quest’attività dovrà procedere in modo comparatistico e aperto, scrutando a vasto raggio tutto ciò che potrà entrare in un repertorio (argomentato) dell’architettura del paesaggio. Finché un tale strumento mancherà, un insegnamento della disciplina rimarrà sempre riduttivo e approssimativo» (Michael Jakob).

Quarantotto pagine:

Michael Jakob,

L’architettura del paesaggio

14,5 x 19 cm, 48 pp.

27 ill. col., 5 ill. b/n

brossura

italiano

Silvana Editoriale

ISBN 9788836645565

€ 10 / frs 12.‒

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«La progettazione non si insegna come un sapere oggettivo dal contenuto chiaramente determinato, ragion per cui è impossibile integrarne l’insegnamento nei modelli universitari ortodossi. Insegnare il progetto richiede agli studenti di fare l’esperienza del progetto stesso. Ovvero seguire un modo di pensare non lineare, analogico, associativo e aperto che mischia intuizione e messa in opera di un sapere oggettivo; e soprattutto implica un racconto teorico e formale coerente, che non si definisce a priori bensì nel corso stesso della propria elaborazione. Gli studenti devono fare direttamente l’esperienza di come tutto o quasi tutto possa essere trasformato in idea architettonica. Una pratica per loro non abituale, perché opposta all’insegnamento positivista e di determinati fondamenti scientifici che costituiscono la base della più parte dei sistemi didattici sperimentati prima di accedere alla scuola di architettura. Per questo il mio insegnamento non è unilaterale: è piuttosto esso stesso, in modo analogico, esitante, e si costruisce avanzando» (Éric Lapierre).

Quarantotto pagine:

Éric Lapierre

14,5 x 19 cm, 60 pp.

27 ill. b/n e col.

brossura

italiano / inglese

Silvana Editoriale

9788836642380

€ 10 / frs 12.‒

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«Ogni istante è diverso da un altro. Aspettare il momento giusto. O riconoscere il momento giusto. Prima uno. Un po’ di pazienza. E poi un altro. Pronti a riconoscerlo. Questo istante, ecco di cosa si tratta. Questo istante, che potrebbe essere una definizione. Una delle definizioni. Dell’architettura. Sull’architettura. L’istante in cui cose che sembra non abbiano alcun nesso tra loro tutt’a un tratto lo raggiungono» (Jan De Vylder).

Quarantotto pagine:

Jan De Vylder

14,5 x 19 cm, 52 pp.

49 ill. b/n e col.

brossura

italiano / inglese

Silvana Editoriale

9788836637232

€ 10 / frs 12.‒

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«Tanti anni fa rimasi colpito da una conferenza del filosofo tedesco Hans Robert Jauss, il quale sostenne che nella vita … è importante prepararsi … Capii che bisogna sempre lavorare sodo e che anche in assenza di prospettive concrete il punto importante è essere preparati. Come sappiamo, l’idea di un progetto preesiste, in qualche misura, alle occasioni di tempo e luogo, e ciò rende a maggior ragione utile per noi architetti il suggerimento filosofico di Jauss, perché ci ricorda che prepararsi è una forma di progettualità» (Francesco Venezia).

Quarantotto pagine:

Francesco Venezia

14,5 × 19 cm, 52 pp.

11 ill. b/n, 8 ill. col.

brossura

italiano / inglese

Silvana Editoriale

9788836630691

€ 10 / frs 12.–

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«Le fotografie di Hélène Binet pongono interrogativi affascinanti sulle relazioni fra soggetto osservato e intenzione artistica, entità e dettaglio, spazio e atmosfera, materialità e illuminazione, realtà e immagine. Le costruzioni … si trasformano in paesaggi, mentre i paesaggi diventano intime superfici tattili, pelle invecchiata di un essere vivente. Persino l’aria tende ad assumere tratti di materia solida; il cielo, proiettando un senso di gravità e opacità, non è più un vuoto. Le immagini di Hélène accentuano gli aspetti materiali, come se dovessimo percepirle attraverso il tatto anziché con la vista» (Juhani Pallasmaa).

Quarantotto pagine:

Hélène Binet

a cura di

Daniela Mondini

14,5 × 19 cm, 68 pp.

22 ill. b/n, 1 ill. col.

brossura

italiano / inglese

Silvana Editoriale

9788836630707

€ 10 / frs 12.–

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