Le "invenzioni di tante opere": la ricerca dell'Archivio del Moderno su Domenico Fontana si fa mostra

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14 November 2022

Il 26 novembre alla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst a Rancate (Mendrisio) si inaugurerà la mostra Le “invenzioni di tante opere”. Domenico Fontana (1543-1607) e i suoi cantieri curata da Nicola Navone, Letizia Tedeschi e Patrizia Tosini. Domenico Fontana fu il capostipite degli architetti ticinesi. Insieme a Carlo Maderno e Francesco Borromini, diede alle maestranze e compagnie ticinesi un ruolo da protagonista nella costruzione della Roma barocca che si propagò per due secoli. Nei cinque anni di papato di Sisto V, Fontana ridefinì l’urbanistica romana gestendo tutti i cantieri accentrando per sé e la sua compagnia i ruoli di architetto, di impresario-appaltatore e di sovrintendente dei lavori.

L’esposizione, promossa dall’Archivio del Moderno dell’Università della Svizzera italiana e dalla Pinacoteca Züst con il partenariato dei Musei Vaticani e il patrocinio della Biblioteca Apostolica Vaticana e della Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia del Vaticano, fa parte di un ampio progetto di ricerca svolto dall’Archivio del Moderno e sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS). La mostra, oltre a fruire del sostegno della Ernst Göhner Stiftung, della Fondazione ing. Pasquale Lucchini e della Fondazione Ferdinando e Laura Pica Alfieri, si giova della collaborazione della Fondazione per la ricerca e lo sviluppo dell’Università della Svizzera italiana e della Fondazione Archivio del Moderno.

I progetti di ricerca

L’attività di ricerca su Domenico Fontana svolta dall’Archivio del Moderno ha preso avvio con l’organizzazione, nel 2007 in occasione dei 400 anni dalla morte dell’architetto e ingegnere, del Convegno internazionale di studi «Cosa è architetto». Domenico Fontana tra Melide, Roma e Napoli, a cura di Giovanna Curcio, Nicola Navone e Sergio Villari. Promosso dall’Archivio del Moderno-Accademia di architettura, USI e dalla Facoltà di architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, il convegno ha portato alla pubblicazione del volume, curato dai medesimi autori, Studi su Domenico Fontana, 1543-1607 (Mendrisio Academy Press-Silvana Editoriale, Mendrisio-Cinisello Balsamo 2011, disponibile in Open Access).

Da questa esperienza è nato il progetto di ricerca FNS L’impresa Fontana tra XVI e XVII secolo: modalità operative, tecniche e ruolo delle maestranze (FNS 100016_150268/1), promosso dall’Archivio del Moderno e al quale ha fatto seguito il progetto FNS-Agorà The «invention of many works». Domenico Fontana (1543-1607) and his buildings works (CRAGP1_199500), volto a favorire il dialogo tra comunità scientifica e società civile e nel quale rientra la mostra che si inaugurerà il 27 novembre alla Pinacoteca Züst.

Queste ricerche dedicate all’impresa Fontana, dirette da Nicola Navone e Letizia Tedeschi, hanno consentito di mettere in luce l’organizzazione dei cantieri coordinati da Domenico Fontana, chiarendo le sue modalità operative, sia a Roma (dove, come detto, si afferma compiutamente durante il pontificato di Sisto V, 1585-1590) sia a Napoli (dove Fontana si trasferisce nel 1592 per svolgere un ruolo cruciale nelle iniziative edilizie che caratterizzano il Vicereame a cavaliere tra XVI e XVII secolo). Un’indagine, dunque, che muove dall’interno del cantiere e che ha avuto un importante momento di confronto nel volume, promosso dall’Archivio del Moderno e curato da Maria Felicia Nicoletti e Paola Carla Verde, Pratiche architettoniche a confronto nei cantieri italiani della seconda metà del Cinquecento, Officina Libraria, Milano 2019 (disponibile in Open Access).

Dalla ricerca alla mostra

È sulla scorta di queste esperienze che si è definito il taglio particolare della mostra, che mette in luce il dialogo con i numerosi artisti attivi nei grandi cantieri progettati e diretti, tra Roma, Napoli, Amalfi e Salerno da Domenico Fontana. Nelle sue fabbriche più prestigiose, di committenza papale o reale, al lavoro di muratori, vetrai, stagnai e fabbri, si sovrappone l’opera delle botteghe artistiche di pittori, scultori, bronzisti, stuccatori, indoratori e incisori, oggetto della mostra.

Obiettivo dell’esposizione è dunque quello di presentare questa straordinaria coralità che unisce le più diverse competenze artistiche e di farlo rendendo accessibile al grande pubblico, nello spirito del cosiddetto “terzo mandato” dell’USI, un tema in sé articolato e complesso. Per fare questo, accanto alle opere provenienti da oltre 30 prestatori disseminati tra Italia, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Olanda (tra i quali segnaliamo il Louvre, gli Uffizi, La Galleria d’Arte Antica di Palazzo Barberini, il Courtauld Institute of Art, il Rijksmuseum, il Museo Thyssen-Bornemisza), è stato previsto un apparato di ricostruzioni multimediali e fotografie immersive che integrano e arricchiscono il percorso espositivo e consentono al visitatore di interagire con la narrazione proposta attraverso le opere originali e le immagini virtuali. Apparato che è stato possibile progettare e realizzare grazie al progetto FNS-Agorà The «invention of many works». Domenico Fontana (1543-1607) and his buildings works. Questo progetto avrà un ulteriore sviluppo in una piattaforma web partecipativa che sarà dedicata alle maestranze edili di cultura italiana, nell’arco alpino occidentale, operanti tra XVI e prima metà del XX secolo.