Sfide e nuovi orizzonti dell'architettura: l'opinione del Direttore Walter Angonese
Servizio comunicazione istituzionale
14 febbraio 2025
Quali sono le nuove sfide dell'architettura? Quale il suo rapporto con il cambiamento climatico o con l'Intelligenza Artificiale? Il Professor Walter Angonese, Direttore dell'Accademia di architettura dell'Università della Svizzera italiana (USI), ne ha parlato in un'intervista pubblicata sul Corriere del Ticino.
L'architettura si muove, per sua natura, su un asse diacronico: "Da sempre l’architettura è in relazione con tre aspetti: il passato, da cui trae le esperienze per realizzare progetti; il presente, che impone di prendere decisioni e fare scelte; e il futuro, che porta queste scelte in una dimensione in cui responsabilità e visione si intrecciano e dialogano. Tutti e tre questi aspetti sono necessari perché un progetto architettonico sia serio e responsabile" ha spiegato il Professore Walter Angonese.
L'architettura può avere anche un valore politico, assecondando i tempi ma anche opponendovisi. Un esempio di sinergia interessante è quello creatosi tra l'architettura e la lotta al cambiamento climatico: "Nella sua storia millenaria l’architettura ha sempre avuto modo e necessità di confrontarsi con il clima e il suo cambiamento: molte delle architetture che conosciamo sono nate proprio da questo confronto. Il vero dramma dell’epoca contemporanea è che il cambiamento climatico procede a un passo talmente veloce e preoccupante, che mal si accorda con il principio di inerzia a cui il costruire è strettamente legato. Sono anni che gli architetti propongono strategie e modalità di costruzione volte alla sostenibilità. Qui in Accademia, grazie anche al fatto che il nostro corpo docente è internazionale, lavoriamo ogni anno con gli studenti e futuri architetti perché si trovino metodi che affrontino con efficacia le sfide climatiche" ha commentato il Direttore dell'Accademia.
Affrontare le sfide climatiche significa anche migliorare la pianificazione urbana, per ridurre il rischio di calamità naturali, come alluvioni o incendi: "Le nostre conoscenze e le abilità interdisciplinari, che sono sempre più richieste a noi architetti generalisti, ci permettono di prevedere e includere in una pianificazione urbana e strategica possibili scenari. Purtroppo, la legge del mercato ha spesso compromesso questo nobile processo della pianificazione urbana".
Queste tematiche sono ampiamente dibattute all'Accademia di architettura dell'USI, dove i futuri architetti ricevono un'ampia formazione di stampo umanistico: "Stiamo lavorando su questo aspetto già da molto tempo. Il nostro piano di studi è molto ricco in questo senso e offre diverse possibilità per apprendere e mettere in pratica questa capacità di intrecciare dati, esperienze e visione. Non siamo un politecnico come quelli di Zurigo o di Losanna, non abbiamo istituti di fisica, meteorologia, ingegneria: siamo una scuola di taglio più umanistico, che vuole formare architetti con un forte pensiero critico. L’umanesimo è da sempre uno strumento di analisi di fenomeni culturali e naturali e ha la capacità di produrre sintesi e risposte sensate. E se in futuro anche l’intelligenza artificiale darà un impulso alle nostre capacità di analisi e sintesi, allora il nostro contributo per un pensiero critico sarà fondamentale" ha spiegato il Professor Angonese.
A proposito dell'intelligenza artificiale (IA), il Direttore dell'Accademia di architettura ne riconosce il valore, ma unicamente come strumento d'ausilio all'ingegno umano: "L’IA è uno strumento fondamentale, che ci permetterà di agire in modo più preciso, evitando il più possibile errori, e di fare analisi in tempi brevi, consentendoci di dare risposte anche in casi di emergenza. Per l’architettura comporterà grandi cambiamenti, ma rimarrà comunque solo uno strumento molto efficiente. Se la società non capirà che il pensiero critico, i sentimenti e i fenomeni determinati dal caso fanno parte dell’essere umano e che quindi i prodotti che noi generiamo hanno un’altra complessità rispetto a quella generata da macchine che si basano solo su dati, allora l’umanità, non solo l’architettura, perderà molto della sua essenza". Ciononostante, da alcuni anni l'Accademia di architettura sta dedicando sempre più attenzione al tema dell'IA: "I nostri studenti si interessano molto a questo argomento e noi cerchiamo di supportarli, pur ricordando loro che per ora l’intelligenza artificiale è solo uno strumento che bisogna usare con consapevolezza e distanza critica. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, certo è che i progressi degli ultimi due anni sono impressionanti. Come ho già detto, vogliamo formare architetti che sappiano usare questi e altri strumenti, ma che siano ancora padroni dei propri pensieri e delle proprie scelte" ha aggiunto il Professor Angonese.
In conclusione, il Direttore dell'Accademia di architettura ha ricordato quali doti servano per diventare architetti capaci di creare una narrazione personale attorno alla progettazione: "Ci vogliono pensiero critico e pensiero autocritico. Il famoso architetto e teorico Hermann Czech afferma: “Ogni decisione necessita di una riflessione”. Se documentata, si potrebbe parlare di una forma di narrazione. E alla narrazione serve creatività, e alla creatività servono curiosità e passione".
L'intervista completa al Professor Walter Angonese, curata da Paolo Galli per il Corriere del Ticino, è disponibile al seguente link.