Mario Botta, Max Bill e il concetto di bellezza
Servizio comunicazione istituzionale
29 aprile 2026
Lo scorso giovedì 23 aprile, presso l’Agorà Lio Galfetti di Palazzo Canavée a Mendrisio, l’Accademia di architettura dell’USI ha ospitato un dialogo tra Mario Botta, architetto e co-fondatore dell’Accademia, e Jakob Bill, artista e figlio di Max Bill, moderato dalla giornalista della RSI Rachele Bianchi Porro. In occasione dell’incontro Botta ha rilasciato alla RSI un’intervista dedicata alla figura di Max Bill, architetto e designer svizzero tra le figure più influenti del Novecento, nonché sul valore della bellezza nell’arte e nell’architettura.
Il dialogo tra Mario Botta e Jakob Bill si è inserito nel contesto della mostra “La grammatica della bellezza”, dedicata a Max Bill e ospitata al m.a.x. museo di Chiasso. Intervistato a margine da Rachele Bianchi Porro per la RSI, l'architetto ticinese ha offerto una riflessione personale sul tema della bellezza, a partire proprio dal titolo dell’esposizione: "La bellezza è un mistero - ha dichiarato Botta -. La bellezza è una chimera che si rincorre con ognuno di noi, che la insegue e poi, per un attimo, magari la trova". Per Botta, essa coincide anche con una ricerca continua, difficile da definire in modo assoluto. "La bellezza è una forma di equilibrio, di armonia che di tanto in tanto la natura o anche la mano dell'uomo ha la felicità di produrre. È un insieme di valori che danno pace all'uomo".
Il pensiero del co-fondatore dell'Accademia si è poi rivolto a Max Bill, artista, architetto e designer svizzero tra le figure più influenti del Novecento, che Botta conobbe personalmente. "Max Bill era la bellezza. Max Bill, declinato negli anni dei miei studi, negli anni 70, era la figura che personificava gli equilibri, il rigore e anche la cultura del fare. Era un maestro da questo punto di vista, e io come tale l'ho conosciuto".
Tra i ricordi più vivi, Botta ha evocato una mostra allestita da Bill a Locarno negli anni Novanta, occasione di confronto diretto con l’artista. "Mi aveva preso sotto braccio e assieme abbiamo visionato, e io ho ascoltato con grande interesse, le opere che aveva esposto all'aperto nel giardino del Museo Casa Rusca. È un ricordo molto intenso". A colpirlo fu soprattutto la chiarezza con cui Bill sapeva raccontare il proprio lavoro: "La lucidità con la quale spiegava le sue opere, e lì ce n'erano una decina, era una forma - anche razionale - di rapporto possibile, che permetteva di avvicinarsi alla spiegazione di una cosa così effimera come la bellezza". Secondo Botta, nella ricerca di Bill la dimensione estetica era inseparabile da quella morale. "La bellezza per Max Bill aveva un ideale anche etico, in qualche modo. Il rigore col quale ha dipinto era un rigore che era commisurato attraverso una radicalità, che diventava un'etica del fare".
L’intervista si è conclusa con uno sguardo all’Accademia di architettura dell’USI, che nel 2026 celebra i suoi trent’anni. Botta ha richiamato il compito della formazione architettonica in un’epoca complessa e attraversata da profonde trasformazioni. "Abbiamo creato l'Accademia in un momento dove il Mondo è sconvolto, e quindi non è sempre facile mantenere la rotta nella direzione di un servizio all'umanità, al bello, e al funzionale, senza cadere nella retorica o nel pastiche contemporaneo che annebbia tutti i ragionamenti. In questo senso, Max Bill può essere una guida, un'indicazione di una rettitudine che ha contraddistinto un artista a noi vicino".