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Dottorato honoris causa ad Alberto Campo Baeza

Da sinistra: Walter Angonese,  Alberto Campo Baeza e Lorenzo Cantoni
Da sinistra: Walter Angonese, Alberto Campo Baeza e Lorenzo Cantoni

Servizio comunicazione istituzionale

6 Maggio 2023

In occasione del 27º Dies academicus dell’USI è stato assegnato ad Alberto Campo Baeza, Professore emerito di Design presso la Escuela Tecnica Superior de Arquitectura di Madrid, il Dottorato honoris causa in Architettura. Il riconoscimento è stato conferito "Per il contributo al successo dell’architettura iberica nel mondo, realizzando opere con grande consapevolezza storica unita a una costante ricerca sul rapporto fra paesaggio, luce, spazio, gravità e tempo”.

 

Laudatio per Alberto Campo Baeza
di Walter Angonese, Direttore dell’Accademia di architettura

Spettabili autorità, gentili signore, egregi signori, è per me un grande onore presentare, in occasione del dottorato honoris causa che gli viene conferito dall’USI, uno dei grandi maestri dell’architettura contemporanea: Alberto Campo Baeza.

Per incominciare, alcuni cenni biografici.

Alberto Campo Baeza è nato nel 1946 a Valladolid, in Spagna, dove suo nonno era architetto, ma ha poi vissuto, dall’età di due anni, a Cadice, la solare città sull’oceano dove possiamo affermare che ha “visto la luce” (e della luce nelle sue architetture parlerò più avanti).
Si è laureato nel 1971 a Madrid, alla Escuela Tecnica Superior de Arquitectura, dove ha anche conseguito il dottorato, ateneo dove oggi, dopo 35 anni di insegnamento, è professore emerito di Progettazione architettonica. 

Durante gli ultimi decenni ha anche insegnato in numerosi importanti atenei in Europa, in America del Nord e in America latina, ha tenuto conferenze e ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi in tutto il mondo.

Numerose le mostre monografiche dedicate negli anni al suo lavoro nei vari continenti, che sono state accompagnate da cataloghi e volumi monografici sulla sua opera architettonica: sono oltre 30 i libri pubblicati, tradotti in più lingua.

Più di ogni cosa conta la sua personalità di architetto, teorico e poeta; il suo ruolo di maestro, riconosciuto non solo negli atenei dove ha insegnato, ma dall’intero mondo dell’architettura, grazie ai suoi scritti e alle sue opere costruite.

Sono stato recentemente sia a Granada che a Cordoba, città su cui stiamo sviluppando una serie di progetti assieme agli studenti dell’Accademia di architettura. Abbiamo visitato l’Alhambra e la non meno stupefacente Mezquita, testimonianze della presenza islamica in Spagna. Ma sono le nuove architetture di Alberto Campo Baeza che mi hanno personalmente non solo colpito, ma sinceramente commosso: la sede centrale della Cassa di risparmio di Granada e, nella stessa città, il Museo della Memoria. In essi si manifesta in modo esplicito la sua teoria del fare architettura per giungere, sono le sue parole, alla «verità tramite la bellezza». Sicuramente sono opere che rimarranno nella nostra memoria, poiché sono architetture nelle quali il tempo si è come fermato. Ed è proprio sulla dimensione temporale che Alberto Campo Baeza ha costruito il suo modus operandi inseguendo il principio dell’«idea chiara e costruita», ovvero secondo cui solo una attenta restituzione costruita dell’idea può impedire il fatto di incorrere nell’edificazione di uno spazio banale.

Visitando quegli edifici con gli studenti abbiamo potuto esperire e comprendere appieno quanto Alberto Campo Baeza afferma in merito alla «gravità che costruisce lo spazio» e alla «luce che costruisce il tempo», ovvero alla sua ricerca costante sull’affinità tra architettura ed espressione lirica. Questi concetti lo legano idealmente ad un gigante dell’architettura del secolo scorso, ovvero al viennese Adolf Loos e al suo concetto di Stimmung (termine che solo in parte possiamo tradurre in italiano con “atmosfera”): ovvero quella sensazione che può offrire solo uno spazio ben concepito ed espressione di un pensiero forte.

Quei progetti, oltre a dimostrarci poi cosa si può fare con un’amministrazione pubblica illuminata che crede nei potenziali dell’architettura, chiariscono con evidenza tutto il pensiero che Alberto Campo Baeza ha espresso nei suoi scritti: il tema del piano orizzontale, dei limiti in architettura fra “stereotomia” e il “tettonica”; di «quando l’architettura tocca la terra»; dell’«architettura come artefatto» ovvero, del rapporto tra architettura e natura, tra massa e leggerezza. Ma soprattutto la sua architettura ci parla della “memoria” che, nel testo intitolato Mnemosine versus mimesis, Campo Baeza definisce come «lo strumento imprescindibile per ogni architetto» senza il quale «l’architetto è nulla». Le ore passate in quelle mura pensate e progettate del Maestro Campo Baeza, assieme alle riflessioni seguite alla lettura dei testi che ci hanno accompagnato nella visita, hanno avuto per gli studenti un impagabile valore, riuscendo a toccare corde che difficilmente si possono far risuonare all’interno di un’aula scolastica. Potrei estendere queste osservazioni a numerosi altri edifici realizzati da dall’architetto iberico negli anni.

L’architettura come disciplina ha senso solo se è sostenuta da un pensiero critico disciplinare solido, corredato da un bagaglio culturale ricco, che attinga anche alle stratificazioni della memoria, ovvero, utilizzando di nuovo le parole di Adolf Loos, «all’esperienza collettiva».

E in quella traccia si è sempre mosso Alberto Campo Baeza, un architetto dotato di una ricchezza umana, di un’umiltà e forza intellettuale unica. È un autentico “architetto umanista”, definizione cara all’Accademia di architettura e sulla quale Mario Botta e Aurelio Galfetti realizzarono, con prodigiosa lungimiranza, l’Accademia a Mendrisio.

Caro Alberto, sono molto contento di vederti oggi qui con noi, tra queste mura dell’Università della Svizzera italiana pensate da Aurelio Galfetti, e di poterti ringraziare ancora una volta pubblicamente per il tuo operato e per il tuo pensiero militante che hanno aggiunto un importante tassello alla storia dell’architettura contemporanea.