Un parco giochi firmato dagli studenti dell'Accademia di architettura

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Servizio comunicazione istituzionale

23 ottobre 2023

Il nuovo parco giochi di Molino Nuovo, adiacente alla scuola dell'infanzia, è il frutto di un'esperienza inedita per Lugano. Contenuti e forme di questa area di ritrovo e svago sono state elaborate grazie alla collaborazione delle divisioni Cultura ed Edilizia pubblica della Città con l'Atelier Blumer dell'Accademia di architettura dell'USI e l'artista Umberto Cavenago.

Il professor Riccardo Blumer durante il semestre invernale 2021/2022 ha condotto un workshop specifico per l'elaborazione di proposte progettuali per il comparto del parco giochi in questione, coinvolgendo anche Cavenago che ha presentato il suo percorso artistico agli studenti. Dall'atelier sono scaturiti 15 progetti che sono stati oggetto di una mostra presso l'Accademia, per poi venire analizzati e valutati dai rappresentati delle divisioni Cultura ed Edilizia pubblica. Dalle proposte degli studenti, tutte di grande qualità, si è arrivati ad una selezione di oggetti che costituisce la dorsale su cui si innesta una struttura ritmica di pali in castagno. Queste istallazioni artistiche sono tutte "giocabili" e sono connesse tra di loro da corde e passaggi acrobatici, pensati e costruiti con un occhio attento alla sicurezza, e sono arricchite da "Erratico - souvenir di montagna", una scultura in acciaio corten che Cavenago ha progettato e donato alla Città.

Il nuovo parco giochi di Molino Nuovo è un omaggio all'immaginazione e alla fantasia dell'infanzia, un percorso d'arte che nella sua semplice complessità diventerà un luogo speciale per avventure quotidiane e nuove storie da inventare.

L'architetto Blumer ha dichiarato: "Questo progetto è un grande regalo che la città di Lugano ci ha fatto, perché ha fornito agli studenti l'occasione di lavorare su un tema reale. Il confronto con la città è un allenamento di enorme valore e responsabilità per l'architetto. Fare questo esercizio sul tema del gioco ci ha inoltre permesso di consolidare la relazione tra tecnica e risultato, quando questo non è speculativo ma puramente educativo e quindi fondativo della socialità. È per noi all'Accademia dell'USI la prima grande legge del perché si debba far bene l'architettura".