Albert Jacquard e l'Accademia di architettura

Albert Jacquard e l'Accademia di architettura
Albert Jacquard e l'Accademia di architettura

Accademia di architettura

22 dicembre 2025

Albert Jacquard e l’Accademia di architettura
Nel centenario della sua nascita

 

«L’architetto è il prototipo di tutto ciò che funziona al contrario della natura: invece di fare in modo che l’oggi sia semplicemente il risultato di ieri, egli fa in modo che l’oggi sia il risultato di ciò che progetta per il domani».

Albert Jacquard (1925-2013) è stato una delle figure intellettuali più radicali e necessarie del Novecento europeo. Genetista, umanista, pensatore etico, Jacquard ha attraversato i grandi temi della contemporaneità – la responsabilità scientifica, la giustizia sociale, il rapporto tra conoscenza e potere, la dignità dell’uomo – con una chiarezza rara e una profonda tensione morale.

Nei primi anni di vita dell’Accademia di architettura di Mendrisio, Mario Botta volle fortemente la sua presenza, riconoscendo nel pensiero di Jacquard un riferimento essenziale non solo per la cultura scientifica, ma per una formazione umanistica capace di interrogare il progetto nella sua dimensione più ampia e responsabile. La sua partecipazione all’Accademia non fu episodica né ornamentale: rappresentò un segnale chiaro dell’indirizzo culturale che la scuola intendeva assumere fin dalla sua fondazione.

Jacquard portò a Mendrisio una visione in cui la conoscenza non è mai neutra, e in cui ogni sapere – incluso quello architettonico – è chiamato a misurarsi con le conseguenze delle proprie azioni sul mondo e sugli altri. Il suo pensiero, lontano da ogni determinismo e da ogni riduzione tecnicistica, insisteva sulla centralità della relazione, sulla cooperazione come fondamento dell’evoluzione umana, sulla necessità di resistere alle logiche di esclusione, di competizione cieca e di dominio.

In questo senso, la sua presenza all’Accademia ha contribuito a rafforzare l’idea dell’architetto come figura responsabile, chiamata non solo a risolvere problemi formali o tecnici, ma a prendere posizione nei confronti delle grandi questioni del proprio tempo: l’ambiente, la società, le disuguaglianze, il futuro delle comunità umane. Jacquard ricordava che l’intelligenza, se separata dall’etica, può diventare distruttiva; e che la cultura, se non condivisa, perde il suo senso più profondo.

A cento anni dalla sua nascita, ricordare Albert Jacquard all’Accademia di architettura significa riaffermare una scelta fondativa: quella di una scuola che non separa il progetto dal pensiero, la tecnica dalla responsabilità, la formazione dall’impegno civile. Il suo passaggio a Mendrisio resta una traccia viva, un richiamo costante a un’architettura che non si limita a costruire oggetti, ma che partecipa consapevolmente alla costruzione del mondo comune.