Studenti e città: idee progettuali tra formazione e trasformazione urbana
Servizio comunicazione istituzionale
6 maggio 2026
Quale ruolo possono avere gli studenti universitari nell’affrontare sfide urbane reali? Un recente articolo realizzato Ticino Scienza, intervistando il Prof. Martino Pedrozzi dell'Accademia di architettura e il Rettore ad interim Gabriele Balbi, mette in luce come la fase formativa rappresenti uno spazio privilegiato di sperimentazione, in cui competenze solide si combinano con una libertà progettuale capace di generare nuove prospettive per la città.
Nel loro percorso accademico, gli studenti sono sempre più spesso chiamati a confrontarsi con problemi concreti legati alla trasformazione urbana. Pur non avendo ancora maturato un’esperienza professionale completa, dispongono infatti già di strumenti teorici e metodologici solidi. Questa posizione intermedia consente loro di sviluppare proposte libere da automatismi consolidati, aprendo a soluzioni inedite e a nuove domande sul rapporto tra progetto e città.
Un esempio significativo arriva da Lugano, dove gli studenti dell’Accademia di architettura dell’USI hanno lavorato al progetto Unfolding the River, dedicato alla riqualificazione delle rive del Cassarate. Le proposte, sviluppate in dialogo diretto con la municipalità, hanno esplorato funzioni pubbliche e collettive, contribuendo a una rilettura del fiume come infrastruttura urbana. Come sottolinea il Professor Martino Pedrozzi, “credo infatti che, pur mantenendo una necessaria libertà progettuale, per uno studente sia più stimolante confrontarsi con situazioni reali”. Un confronto che rafforza anche la percezione di offrire “un contributo alla collettività”, pur senza l’obiettivo immediato della realizzazione.
La libertà progettuale, tuttavia, non coincide con arbitrarietà. “La libertà data loro va incanalata – osserva il Prof. Pedrozzi –. La creatività non è l’opposto della razionalità; spesso è proprio la razionalità a renderla più forte”. Il lavoro degli studenti si fonda infatti su osservazioni, obiettivi e logiche progettuali rigorose, dimostrando come la fase formativa possa rappresentare uno spazio fertile di sperimentazione disciplinata.
Le proposte emerse – talvolta audaci, talvolta più ingenue – non sono pensate come soluzioni definitive, ma come strumenti per alimentare il dibattito e aprire nuove prospettive. Anche quando non immediatamente realizzabili, possono offrire spunti utili per professionisti e decisori, contribuendo a colmare il divario tra formazione accademica e pratica.
Esperienze di questo tipo assumono infine un valore più ampio nel rapporto tra università e territorio. Come osservato dal Rettore ad interim Gabriele Balbi, “costruire una città universitaria richiede tempo, ma iniziative come questa rendono visibile il contributo dell’ateneo". In questo senso, la fase formativa non è un momento marginale, ma una risorsa attiva capace di generare valore per la collettività.
L'articolo completo, realizzato da Asia Della Bruna per Ticino Scienza, è disponibile cliccando qui.